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Per arginare la diffusione di false informazioni, evitare fraintendimenti e garantire a tutti gli studenti e le studentesse le migliori condizioni di apprendimento

Il PDP non è un favore, ma un diritto: facciamo chiarezza sul suo vero significato e utilizzo

18 Settembre, 2025 - Tematiche: scuola

Con l’inizio del nuovo Anno Scolastico, AID torna a ribadire il valore e il corretto utilizzo del Piano Didattico Personalizzato (PDP), uno strumento fondamentale per garantire pari opportunità di apprendimento, che non deve essere frainteso né ridotto a un mero adempimento formale.

Ricordarne il significato autentico significa rafforzare la cultura dell’inclusione e permettere a ciascuno studente di affrontare il percorso scolastico nelle migliori condizioni possibili.

Proprio in questi giorni di ripartenza, per arginare la diffusione di false informazioni, evitare fraintendimenti e garantire a tutti gli studenti e le studentesse le migliori condizioni di apprendimento, abbiamo chiesto alle formatrici AID Annapaola Capuano, Franca Storace e Luciana Ventriglia di fare chiarezza sull'uso di questo strumento.

Perché si redige il PDP?

Il Piano Didattico Personalizzato si redige per attestare l’applicazione delle garanzie previste dalla Legge 170/2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifici dell’apprendimento”.

La redazione del PDP diventa prescrittiva nelle situazioni di accertato e certificato DSA; infatti nell’art. 5 del Decreto n.5669/2011, si legge: “La scuola garantisce ed esplicita, nei confronti di alunni e studenti con DSA, interventi didattici individualizzati e personalizzati, anche attraverso la redazione di un Piano didattico personalizzato, con l’indicazione degli strumenti compensativi e delle misure dispensative adottate”.

Nell’art.3.1 delle Linee Guida, inoltre, si legge: “Le attività di recupero individualizzato, le modalità didattiche personalizzate, nonché gli strumenti compensativi e le misure dispensative dovranno essere dalle istituzioni scolastiche esplicitate e formalizzate, al fine di assicurare uno strumento utile alla continuità didattica e alla condivisione con la famiglia delle iniziative intraprese”.

Secondo le indicazioni presenti all’art.3.1 Linee Guida 2011 (Linee guida allegate al DM5669/2011, p. 8), il PDP per gli studenti con certificazione diagnostica di DSA deve necessariamente contenere almeno le seguenti voci:

  • dati anagrafici dell’alunno;
  • tipologia di disturbo;
  • attività didattiche individualizzate;
  • attività didattiche personalizzate;
  • strumenti compensativi utilizzati;
  • misure dispensative adottate;
  • forme di verifica e valutazione personalizzate.


Che cosa non è il PDP?

Non è un lasciapassare.
Non è una chiave passepartout o una scheda magnetica in grado di assicurare un percorso scolastico facile.
Non è una formula magica che, una volta pronunciata, come nei giochi di prestigio, garantisce la promozione degli studenti.
Non è una concessione, una semplificazione o una facilitazione.

Non è un “pezzo di carta” che i genitori reclamano per dare la possibilità al proprio figlio di frequentare la scuola senza impegnarsi .

Non è un mezzo per deresponsabilizzare gli studenti.

Non è un farmaco che cura il “mal di scuola” degli alunni.

Non è un’ingiustizia nei confronti di chi non ha un Piano Didattico Personalizzato.

Non è un ostacolo all’apprendimento significativo.

Che cosa è il PDP?

Per dare una risposta esaustiva a questa domanda è necessaria una dettagliata analisi di ciascun termine dell’acronimo.

PIANO: si intende un progetto che, per essere efficace deve puntare sulla competenza osservativa da parte del team docenti o consiglio di classe che lo redige. Questo perché un piano non si improvvisa, alla sua base c’è uno studio per individuare i punti di forza e di fragilità presenti nell’alunno o alunna che ne necessita. Essendo un piano comporta anche di prefiggersi il raggiungimento di obiettivi di ordine cognitivo, metacognitivo, emotivo-motivazionale e relazionale. Si progettano contenuti e percorsi, che devono tendere al superamento di qualsiasi forma di barriera all’apprendimento.

DIDATTICO:  troppo spesso si parla in modo superficiale di didattica; ne parlano persone che non hanno nessuna conoscenza di cosa sia questa scienza che trasforma l’insegnamento in apprendimento. Lo scopo della didattica è il miglioramento dell'efficacia e dell'efficienza dell'apprendimento dell‘allievo. La didattica promuove modalità di insegnamento flessibili; utilizza mediatori diversificati, favorisce lo sviluppo di competenze e non mera acquisizione di contenuti; attiva strategie finalizzate a garantire a ogni studente una propria forma di eccellenza cognitiva. La didattica deve seguire i principi dell’UDL (Universal Design for Learning), che si fonda sulla diversificazione delle metodologie, dei tempi, degli strumenti nella progettazione del lavoro per la classe. L’obiettivo che l’UDL si prefigge di raggiungere è quello di rendere i curricula adeguati a rispondere in modo valido alla variabilità e unicità delle modalità di apprendimento di ogni studente, senza particolari distinzioni penalizzanti, attraverso obiettivi flessibili, metodi, materiali e processi di valutazione inclusivi. Infatti: “Quando i curricula sono progettati per soddisfare i bisogni di una immaginaria “media”, non tengono conto della reale variabilità degli studenti. Essi falliscono nel fornire a tutti gli studenti pari opportunità di apprendimento, perché escludono gli studenti con abilità, contesti e motivazioni differenti che non soddisfano il criterio illusorio della “media”. (CAST, 2011, p.4).

PERSONALIZZATO: Il PDP è la risposta al concetto della neurodiversità, è un modo adeguato di guardare a ciò che comunemente chiamiamo con le parole disturbo, sindrome e di considerare , invece, che esistono persone che hanno un funzionamento neurologico differente dalla maggior parte delle persone, ma non per questo “malato”. I termini neurodiversità e neurotipicità implicano una consapevolezza, supportata dalle neuroscienze, che ogni persona ha un suo specifico funzionamento neurologico (neurodivergenza).

Uno strumento equo e costruttivo

Il PDP è quindi da intendersi come strumento utile e costruttivo, che, se opportunamente interpretato e utilizzato nell’impostazione di metodologie didattiche efficaci, oltre a permettere l’apprendimento degli studenti con DSA, ha una ricaduta positiva sull’intero gruppo-classe.

È uno strumento che risponde al principio di equità, su cui si fonda un’idea di inclusione basata su pari opportunità di apprendimento e sul diritto di ciascuno ad un’educazione di qualità. Il PDP si basa sul riconoscimento e la valorizzazione delle differenze come leve non solo etiche, ma anche didattiche dal momento che richiedono al docente progettazioni proattive, flessibili e plurali.

Il Piano Didattico Personalizzato viene a configurarsi, in sintesi, come uno strumento che ha lo scopo di definire, monitorare e documentare le strategie adottate dal Consiglio di classe/team dei docenti.

In quest’ottica, non è un elenco di strumenti compensativi e misure dispensative, ma uno strumento in cui occorre dare priorità all’individuazione di strategie e di metodologie didattiche efficaci per insegnare a eseguire autonomamente un compito e puntare sullo sviluppo delle competenze in piena autonomia.

Esso, quindi, non va ridotto a mero presidio strumentale né tantomeno deve essere considerato uno strumento standardizzato. Se così fosse, rischierebbe di tralasciare la dimensione evolutiva, in fieri, del progetto educativo-didattico, che pone al centro l’alunno come persona nella sua unicità, nella sua dimensione olistica, nel suo sentirsi capace e disponibile a rappresentarsi in condizione di sviluppo.

Il PDP deve anche considerarsi un documento flessibile e dinamico, uno strumento di lavoro in itinere per gli insegnanti; dovrà, pertanto, essere sottoposto periodicamente a monitoraggio per essere modificato, eventualmente, nel corso dell’anno scolastico a garanzia che quanto previsto sia effettivamente efficace per lo studente.

Il PDP: corresponsabilità condivisa?

Il Piano Didattico Personalizzato costituisce un vero e proprio contratto formativo in cui l’alunno e la sua famiglia assumono doveri e acquistano diritti nei confronti della scuola.

Di qui la necessità che il documento sia firmato dagli insegnanti e dalla famiglia, sottoscritto dal dirigente scolastico e protocollato agli atti della scuola. La firma congiunta indica la corresponsabilità educativa e progettuale dei diversi attori. Il dirigente scolastico rappresenta «il garante delle opportunità formative offerte e dei servizi erogati, colui che attiva ogni possibile iniziativa affinché il diritto allo studio di tutti e di ciascuno si realizzi» (MIUR Linee Guida, 2011, p. 22).

I docenti sono i responsabili e garanti in modo condiviso delle azioni didattiche intraprese e dei criteri di valutazione degli apprendimenti. Numerose sentenze e ordinanze evidenziano casi di illegittimità della condotta della scuola relativi a situazioni di DSA. In particolare, le difformità dell’attività si riferiscono a omessa, ritardata o non corretta effettiva attuazione del PDP, alla mancata predisposizione dei provvedimenti compensativi e dispensativi; alla assenza di attività di verbalizzazione e monitoraggio delle misure attuate in ordine alla scarsa efficacia dimostrata dagli strumenti metodologici e didattici previsti dal Piano Didattico Personalizzato legata e alla mancata comunicazione e collaborazione con la famiglia.

È necessario a questo punto chiarire che gli studenti con DSA non hanno comunque diritto ad un lasciapassare per la promozione; infatti, la Legge 170/2010 è finalizzata a garantire il successo formativo e non a garantire sempre e comunque la promozione alla classe successiva.


Articolo a cura di Annapaola Capuano, Franca Storace, Luciana Ventriglia.


BIBLIOGRAFIA

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