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I giudizi degli studenti intervistati

Didattica a distanza: un’indagine per rilevare l’impatto emotivo sugli studenti con DSA

Didattica a distanza: un’indagine per rilevare l’impatto emotivo sugli studenti con DSA

35 studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento  residenti nelle province di Biella e Vercelli  (20 femmine e 15 maschi), di età compresa tra i 14-18 anni, sono stati intervistati durante il periodo di DAD nei mesi di novembre – dicembre 2020 per la realizzazione di un'indagine finalizzata alla riflessione sull’impatto emotivo della DAD.

L’indagine è nata dall’esigenza concreta di prestare attenzione agli alunni più fragili con l’obiettivo di far emergere i loro bisogni e le loro emozioni e, di conseguenza, riflettere insieme verso il cambiamento e il miglioramento in un’ottica inclusiva. 

Le risposte degli studenti restituiscono giudizi in parte positivi sull’esperienza della DaD, in particolare in riferimento all’uso degli strumenti compensativi, ma evidenziano anche difficoltà relative agli aspetti sociali ed emotivi imputabili alla mancanza di relazioni in presenza con i docenti e con i pari.

Il questionario

Il questionario utilizzato è stato creato ad hoc e condiviso con gli studenti durante l’intervista. Gli studenti che hanno partecipato volontariamente alla ricerca sono stati intervistati in presenza. L’obiettivo delle domande presentate è stato duplice: cogliere gli aspetti di ricaduta emotiva degli alunni con DSA ma anche rilevare la corretta applicazione delle indicazioni del Piano Didattico Personalizzato previste dalla normativa.

Come stabilisce la nota del 17/03/2020, “Occorre dedicare, nella progettazione e realizzazione delle attività a distanza, particolare attenzione alla presenza in classe di alunni in possesso di diagnosi rilasciata ai sensi della Legge 170/2010, e ai rispettivi piani didattici personalizzati. La strumentazione tecnologica, con cui questi studenti già hanno di solito dimestichezza, rappresenta un elemento utile di facilitazione per la mediazione dei contenuti proposti. Occorre rammentare la necessità, anche nella didattica a distanza, di prevedere l’utilizzo di strumenti compensativi e dispensativi, i quali possono consistere, a puro titolo esemplificativo e non esaustivo, nell’utilizzo di software di sintesi vocale che trasformino compiti di lettura in compiti di ascolto, libri o vocabolari digitali, mappe concettuali. Si richiama integralmente, ad ogni buon conto, il Decreto ministeriale 5669 del 12 luglio 2011 e le relative Linee Guida”.

Questionario utilizzato durante l’intervista:

Nel periodo di didattica a distanza che stai affrontando:

  • I tuoi professori rispettano le misure compensative concordate nel PDP?
  • I tuoi professori rispettano le misure dispensative concordate nel PDP?
  • Riesci a seguire le lezioni a distanza?
  • Riscontri dei vantaggi dall’uso massivo della tecnologia?
  • L’esperienza di didattica a distanza ti rende sereno e calmo?
  • Temi che la DAD possa influenzare negativamente l’esito del tuo percorso apprendimento relativamente all’anno scolastico in corso?
  • Quale stato emotivo ti contraddistingue maggiormente in questo periodo?
  • Ti sei sentito “solo” in più di una situazione?
  • I tuoi compagni ti supportano a distanza?
  • Di quale aspetto senti più la mancanza?

Risultati

Le prime due domande dell’intervista hanno riguardato l’applicazione del Piano Didattico Personalizzato. Rispetto alle misure compensative, tutti gli studenti hanno confermato di poter consultare mappa e schemi con molta più efficacia in confronto a quando lo fanno in presenza. I ragazzi si sentono meno controllati dai docenti e dai compagni, non vivono il disagio di far qualcosa di diverso rispetto agli altri, in particolare nei momenti di verifica.

Per il 50 % degli studenti, però, non vengono rispettate le misure dispensative in verifica (tempo in più, riduzione del numero degli esercizi). La totalità del campione afferma di non riuscire a seguire le lezioni con attenzione e concentrazione costanti, dichiara che i tempi di permanenza davanti allo schermo sono troppo lunghi e impegnativi. 

Il 70% dei ragazzi dichiara di aver imparato a usare la tecnologia in modo più strategico per compensare le difficoltà legate al disturbo.

La dimensione più vicina al vissuto emotivo è stata indagata con le domande che rimandano a sentimenti di calma e di serenità: il 10% risponde di averli provati sempre o quasi sempre; mentre il restante 90% dichiara di sentirsi per nulla calmo e sereno rispetto all’attuale esperienza scolastica e soprattutto riflettendo sull’esito dell’anno scolastico in corso.

“Preoccupazione” è lo stato emotivo che contraddistingue l’80% degli studenti, “ansia” il 20% del campione.

Solo un ragazzo non si è mai sentito solo in questo periodo, 34 studenti hanno vissuto più sensazioni di isolamento e solitudine. Il 40% afferma di essere supportato a distanza dai compagni.

La mancanza di relazione fisica con i compagni e i docenti è l’aspetto che tutti gli intervistati giudicano come più difficile da sopportare.
Si è fatta sentire, inoltre, l’assenza di feedback continuo e immediato del docente, come avviene generalmente in presenza.

Conclusioni

L’analisi di queste esperienze porta a delineare possibili interventi di cui la scuola ha necessariamente bisogno per accogliere al meglio, sia a distanza che in presenza, gli studenti, in particolare chi ha un bisogno educativo specifico.

Le parole degli studenti intervistati devono suggerirci nuovi modi di stare vicini anche se a distanza: il legame sociale deve essere garantito.

E’ indispensabile dare spazio alle emozioni. I ragazzi hanno il desiderio e la necessità di raccontare, di condividere ciò che stanno attraversando, di confrontarsi reciprocamente per dar sfogo alla “rabbia” e per ricevere rassicurazioni alla “preoccupazione”, che li anima. E’ importante che gli alunni trovino insegnanti pronti ad accogliere le loro emozioni e pensieri. La disponibilità del docente all’ascolto attivo, inteso come capacità di saper ascoltare con un elevato grado di attenzione e partecipazione comunicativa, è un'altra strada inevitabile da percorrere.

Creare opportunità didattiche di lavoro in gruppo, di scambio e di confronto, sono condizioni favorevoli per mantenere il livello della relazione tra pari.
A differenza del passato, oggi è stata dimostrata la necessità di costruire un clima umano positivo per avvantaggiare l’apprendimento e favorire la formazione.

Le neuroscienze confermano che componente emotiva e apprendimento sono in relazione stretta. Si tratta di processi che hanno luogo nella nostra mente e sono in grado di influenzarsi reciprocamente. Le emozioni contribuiscono ai successi nell’apprendimento, all’interiorizzazione dei saperi e significati, al miglioramento dell’esperienza personale dell’individuo.

Il campione intervistato ha confermato il bisogno di socializzazione con i pari, di ritrovarsi in presenza e ricostruire il clima di classe che garantisce a ogni alunno un buon equilibrio psicologico e un’identità positiva. Quando l’identità personale è costruita soprattutto nei termini dell’appartenenza a un gruppo si è più preparati a far fronte alle difficoltà, si resiste e reagisce meglio agli svantaggi e agli ostacoli che la vita può far incontrare.

Da queste basi la scuola deve ri-pensare il proprio ruolo e ridefinire i termini e della propria azione, seppur in modalità diverse, sempre più attenta non solo a garantire il diritto allo studio ma anche preservare il benessere degli studenti.

Autore: Enrica Ardissino, docente e formatrice scuola AID

Bibliografia

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