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Le riflessioni di Maria Rita Salvi, dirigente scolastico e formatrice scuola AID

DSA e didattica a distanza: il valore del PDP e il ruolo strategico della scuola

DSA e didattica a distanza: il valore del PDP e il ruolo strategico della scuola

A quasi due mesi dalla chiusura delle scuole imposta dall'emergenza Covid-19, condividiamo una riflessione di Maria Rita Salvi, Dirigente Scolastico, formatore e membro del Comitato Scientifico AID, sul rapporto fra i disturbi specifici dell'apprendimento e la didattica a distanza, con particolare attenzione sul valore del piano didattico personalizzato e sul ruolo strategico della scuola.

"Mi rendo conto che la situazione che stiamo vivendo è decisamente disorientante, me ne rendo conto personalmente perché sto gestendo due Istituti, quasi 2.500 alunni e 250 unita di personale…a distanza, quindi sono ben consapevole delle difficoltà “oggettive” che si incontrano.

Ma al momento, dopo più di un mese da quel famoso lockdown, la scuola deve riprendere in mano la situazione e recuperare le coordinate pedagogiche che regolano il suo lavoro e che lo rendono efficace. Dopo 45, o 60 giorni che siano (a seconda delle regioni), dobbiamo saper offrire punti di riferimento agli utenti, famiglie e studenti.

La responsabilità della scuola: garantire la qualità dei processi di apprendimento per tutti gli studenti, anche a distanza 

E' nostro dovere assumere responsabilità in merito alle decisioni da adottare per garantire la qualità dei processi di apprendimento di tutti gli studenti.

Si dirà che c’è in giro una gran confusione, che nessuno aveva precedente esperienza massiva di Didattica a distanza, che mancano riferimenti certi e che la situazione cambia giorno per giorno…Tutto ciò è vero, ma questo non modifica per nulla l’obbligo, che le scuole hanno, di garantire la prosecuzione dei processi di insegnamento-apprendimento, con particolare riguardo alle situazioni di difficoltà (non solo DSA, o disabili, ma anche stranieri, BES in generale, studenti svantaggiati, isolati, eccetera).

Non possiamo più pretendere in questa situazione eccezionale ambienti “stabili”, rassicuranti e definiti. Del resto, più di una volta sono intervenuta nei convegni  di AID rappresentando il clima di incertezza e difficoltà all’interno del quale dobbiamo, già nella normalità, prendere le nostre decisioni ed operare. Quindi le decisioni vanno prese, i confronti collegiali ci devono essere: ai ragazzi e ai loro genitori, soprattutto quelli in difficoltà, dobbiamo offrire condizioni che rendano possibile l’esercizio dei loro diritti.

Certo la situazione è veramente nuova però, a mio avviso, il Ministero e il Governo hanno dato alcuni punti di riferimento che ci permettono di “ragionare”. Pur nell’incertezza del momento, hanno messo alcuni punti fermi che ci possono essere utili.

Uno importante riguarda la valutazione degli apprendimenti, anche se non è oggetto di questo intervento.

Un altro riguarda la necessità di garantire a tutti gli studenti le necessarie condizioni per fruire, al meglio possibile, della didattica che stiamo erogando adesso. Per noi operatori scolastici questo è un imperativo. Le situazioni particolari e le caratteristiche dei ragazzi le conosciamo noi, i contesti nei quali possiamo operare sono noti a noi, quindi siamo noi che decidiamo come intervenire e come proseguire il nostro lavoro, dopo il primo naturale e comprensibile disorientamento.

Convinti di questo riprendiamo in mano la situazione degli studenti in difficoltà, in particolare degli studenti con DSA, perché di questo dobbiamo parlare.
Proprio per le premesse di questo breve intervento, è evidente che non esistono regole fisse e facili soluzioni a problemi difficili. Malgrado ciò si può delineare una certa linea di azione.

Le prime linee di azione da intraprendere: dialogo con la famiglia e rilevazione delle difficoltà

Nei Consigli di classe convocati dopo lo stato di emergenza, ci si è interrogati sulle modalità di erogazione della DAD per gli studenti che presentavano un profilo di maggiore complessità.

Una delle prime azioni è stata quella di entrare in contatto con le famiglie di questi studenti per avere un riscontro sui problemi oggettivi e sugli impedimenti materiali da risolvere, per esempio con il comodato d’uso e con altri sistemi che i DS dirigenti scolastici conoscono bene.

Possono presentarsi, e si sono presentati, altri problemi, come per esempio la difficoltà di organizzare autonomamente il lavoro, la difficoltà di comprendere le consegne in assenza della mediazione diretta dell’insegnante, la difficoltà di produrre elaborati e prodotti multimediali (minore in verità per questi studenti riaspetto ad altri), difficoltà emotive dovute alla solitudine, all’isolamento, alla mancanza del confronto e alle volte anche dell’aiuto dei compagni.

Se non si parte da una rilevazione accurata delle difficoltà da affrontare è molto difficile prendere decisioni, ed eventualmente fare in modo che queste decisioni siano efficaci.

PDP: concentrarsi sugli apprendimenti essenziali, evitare modifiche non indispensabili, nella consapevolezza delle possibilità di integrazione e recupero

Risolti, o per lo meno affrontati, i problemi oggettivi, il passo successivo riguarda proprio il Piano Didattico Personalizzato.

E’ vero che tutti gli interventi ministeriali fanno riferimento alla necessità di una rimodulazione delle progettazioni didattiche e formative, ma si tratta di una eventualità, necessaria ed urgente laddove le condizioni dettate da questa situazione siano molto differenti da quelle in presenza, differenti sostanzialmente, e non semplicemente per ciò che questi studenti stanno condividendo con tutti gli altri, cioè una didattica a distanza. 

In linea di massima, se non in casi molto particolari, il Piano Didattico Personalizzato non deve essere modificato. L’ottica del nostro lavoro di docenti, oggi, è semplificare non complicare. Eccessive operazioni di riprogettazione, ricondivisione, modifica di accordi già presi, se non indispensabili, ostacolano la situazione, non la agevolano.

Dobbiamo concentrarci sulla fluidità del lavoro che stiamo svolgendo e non sul creare nuovi ostacoli. Modificare nuovamente il PdP disorienta la famiglia ed anche lo studente. Cerchiamo di garantire continuità con la precedente situazione, evitando di concentrare troppo l’attenzione sui cambiamenti dovuti all’emergenza.

Non è necessario modificare il Piano di Studi personalizzato, prima di tutto perché questo documento individua gli obiettivi che lo studente deve raggiungere, e per gli studenti con DSA valgono le stesse condizioni già individuate per tutti gli studenti con il D. Lgs 8 aprile 2020 n. 22, che, all’art. 1, co. 2, dichiara che saranno emanate apposite Ordinanze per "definire le strategie e le modalità dell'eventuale integrazione e recupero degli apprendimenti relativi all'anno scolastico 2019/2020 nel corso dell'anno scolastico successivo, a decorrere dal 1° di settembre 2020, quale attività didattica ordinaria".

Non sarà possibile, lo dice il Governo per decreto, raggiungere tutti gli obiettivi delle programmazioni didattiche di questo a.s. , ma ci saranno tempi appositamente individuati per recuperare. Il recupero, quindi, per decreto, sarà, all’inizio del prossimo a.s., 2020/2021, attività didattica ordinaria. Questo vale per tutti gli studenti, quindi anche per gli studenti con DSA.

E’ evidente che di quanto previsto e già programmato nel PdP, il Consiglio di classe o il team docenti, sceglierà di concentrarsi sugli apprendimenti essenziali, su quelli più importanti, o anche su quelli “possibili” in questa situazione. Per fare scelte, all’interno del PDP, nell’ottica poi del recupero a settembre, quindi, non c’è certo bisogno di elaborare un nuovo PdP o di riformularlo

Potrebbero cambiare strategie compensative o dispensative: si tratterebbe di adeguamenti necessari, che necessitano solo della verbalizzazione nell’incontro formale nel quale vengono presi (Consiglio di classe, programmazione di team).

L’aspetto più importante, per quanto attiene a queste decisioni, è un confronto diretto con la famiglia e un accordo sugli strumenti e sulle modalità più utili e funzionali e su quelle che al momento invece si sono rivelate meno efficaci.

Cambiare prospettiva sulla valutazione: dare priorità a "come" lo studente apprende rispetto al "cosa" apprende

Il vero problema è la valutazione, ma non solo per i ragazzi con DSA, per tutti. La valutazione, in tempi di didattica a distanza, cambia prospettiva. Valuta non tanto quello che lo studente SA ma COME lo sa, non si concentra su verifiche, compiti in classe, interrogazioni tradizionali, ma guarda a come lo studente cerca informazioni, a come struttura le conoscenze, a come le organizza in un documento, a come le presenta al docente o alla classe, a come riesce a collegarle con altri apprendimenti, a come si orienta nel lavoro, a quanto è puntuale, partecipe, motivato, quanto riesce ad essere autonomo, etc.

In questo momento bisogna puntare su una valutazione formativa, sull’attenzione agli aspetti e alle competenze metadisciplinari e di autoregolazione dell’apprendimento, sulle life skills, indispensabili per tutti, soprattutto per gli studenti con DSA.

Questi studenti infatti dovranno convivere per sempre con strategie di costruzione degli apprendimenti, delle conoscenze, delle procedure. Dovranno più di altri apprendere a tenere sotto controllo certi processi, valorizzando le proprie possibilità e compensando le difficoltà. Questa potrebbe essere una fantastica occasione per cominciare ad impostare un lavoro consapevole, facendo sì che questi studenti si concentrino su questo modo di operare, magari orientando anche la famiglia a condividere questa importante strategia.

Forse non sarà facile, ma è la direzione verso la quale ci dobbiamo muovere. I risultati verranno, se siamo lucidi sulla direzione da intraprendere.

Come tutte le cose di questo mondo, la Didattica a distanza, come del resto quella in presenza, non è né buona né cattiva. La differenza la facciamo noi, con il nostro lavoro e il nostro impegno quotidiano".

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