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In riferimento all'intervista al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti durante la trasmissione di Radio 24 “24 Mattina-Morgana e Merlino” del 13 settembre 2018

DSA, sostegno e attività motoria: precisazione a cura di AID

DSA, sostegno e attività motoria:  precisazione a cura di AID

In riferimento all’intervista al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti durante la trasmissione di Radio24 “24 Mattina-Morgana e Merlino” del 13 settembre 2018, l’Associazione Italiana Dislessia intende fare alcune precisazioni su quanto affermato in riferimento ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Nel corso dell’intervista, la giornalista Maria Latella, in riferimento al tema del riordino del sostegno nella scuola, interviene chiedendo al Ministro maggiori informazioni sul “…sostegno ai ragazzi che soffrono, per esempio di dislessia”.

In primo luogo non possiamo fare a meno di ricordare (per l’ennesima volta) che di “dislessia non si soffre” e che la dislessia, come tutti i DSA, è una caratteristica neuro-funzionale che non causa sofferenza ma rende complicato leggere.

La “sofferenza” è invece causata da tutto ciò che spesso si crea attorno: le risate dei compagni, i voti bassi nonostante l’impegno profuso, le ore passate a fare i compiti la sera, rinunciando a sport (che lo stesso Ministro ritiene giustamente indispensabile) e svaghi meritati e necessari, le occhiatacce dei docenti e l’idea comune che essere dislessico è un vantaggio perché si “studia di meno e si viene sempre promossi”.

In secondo luogo, sul binomio dislessia-sostegno non si può in alcun modo transigere. Il sostegno è infatti regolato dalla Legge 104/1992, che riguarda in tutto e per tutto i soggetti con disabilità, definendone anche modalità di riconoscimento e diritti anche in ambito scolastico.

I DSA sono invece normativamente regolati dalla Legge 170/2010, ed uno degli obiettivi che ne ha reso necessaria la sua stesura è proprio quello di far riconoscere a tutti gli alunni con DSA quei diritti di cui necessitano. Tra questi non viene contemplato l’avere un sostegno didattico, se non in alcuni e ben motivati casi che rappresentano solo una minima parte di tutti i DSA. Il non voler accomunare i DSA alle Disabilità, e quindi alla legge 104, è un modo per dare i giusti diritti a chi ne ha diritto.

Oltretutto è fuorviante ricondurre i problemi del sostegno ai DSA, che nel loro totale interessano il 3-4% della popolazione scolastica. Di questi, come già sottolineato, solo una minima parte ha delle caratteristiche cliniche tali da rendere necessario il diritto al sostegno nelle ore scolastiche.

Le statistiche in merito agli alunni con disabilità aventi diritto al sostegno sono contraddistinti da numeri ben diversi e rilevanti e per quasi il 7% di questi alunni l’autonomia personale è molto limitata (dati ISTAT AS 2016-2017). Non sono certo i DSA ad incidere in maniera considerevole sul sostegno che invece va potenziato, e di questo siamo d’accordo, per chi ne ha assolutamente diritto.

Su questo aspetto, infatti il Ministro Bussetti prontamente risponde “No! Questa è un’altra questione” e giustamente dice che “i DSA sono altra cosa”, proprio a confermare una necessaria distinzione.

Poi però nell’affrontare la questione dei DSA “aumentati di molto” e di “tutta una serie di ragioni” ad essi sottostanti si afferma che “…una di queste può essere la mancanza di movimento”.

Si concorda sul fatto che l’attività motoria sia necessaria se non indispensabile per lo sviluppo psicofisico di ogni alunno.

Questo è assodato per tutti e allo stesso modo anche per gli alunni con DSA. Che poi di attività motoria a scuola se ne faccia poco o niente e che oltretutto un alunno con DSA, essendo spesso costretto a studiare a casa più ore degli altri e che quindi sia costretto a rinunciare allo sport extrascolastico, anche questo purtroppo è vero.

Accogliamo con molto favore quindi la possibilità che il Ministro Bossetti, con questa sua dichiarazione, voglia dare maggiore risalto all’attività motoria e motorio-prassica nelle scuole, senza per questo attribuirne, almeno in ambito dei DSA, alcun valore terapeutico o di prevenzione se non quello, come detto in precedenza, che il buon senso educativo associa a ogni minore, qualunque siano le sue potenzialità e difficoltà.

AID con questa nota vuole contribuire a rendere l’informazione sui DSA per quanto possibile attinente alla realtà quotidiana e scientifica, evitando facili strumentalizzazioni che producono solo ulteriore frustrazione a tanti degli alunni con DSA, ma anche ai loro genitori e ai numerosi insegnanti che svolgono al meglio il loro lavoro in favore di tutti gli alunni e di chi tra loro ha maggiore difficoltà. AID opera con l’intento di elevare il potenziale di ogni alunno con DSA.     

Consiglio Direttivo AID

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