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Il commento di AID al documento pubblicato dal Ministero dell'Istruzione il 21 gennaio 2022

A scuola o a casa? Gli studenti con BES e la didattica a distanza: una nuova nota ministeriale

A scuola o a casa? Gli studenti con BES e la didattica a distanza: una nuova nota ministeriale

Una Nota del Ministero dell’Istruzione, pubblicata il 21 gennaio a firma congiunta del Capo Dipartimento per le risorse umane, finanziarie e strumentali Jacopo Greco, e del Direttore Generale della prevenzione sanitaria Giovanni Rezza, ribadisce l’importanza di assicurare la piena inclusione agli studenti con bisogni educativi speciali nelle classi che vengono poste in didattica digitale integrata.

Questo documento, necessario in un momento di grande diffusione dell’epidemia soprattutto tra i giovani, interviene a precisare quanto era già stato stabilito il 5 novembre 2020 in un testo più articolato redatto dall’allora Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione Marco Bruschi.

La Nota non reca particolari novità, anzi, riafferma in modo più sintetico della precedente, la necessità che venga attuata una effettiva inclusione scolastica: “anche laddove sia stata disposta la sospensione delle attività didattiche in presenza, va garantito ogni qualvolta possibile,[...] agli alunni con disabilità o con BES lo svolgimento dell’attività didattica in presenza, assicurando comunque il collegamento telematico con gli alunni della classe che si avvalgono della didattica digitale integrata”.

Questa giusta affermazione di principio viene, poi, corredata da alcune precisazioni di carattere prevalentemente sanitario:

  • la frequenza in presenza può avvenire previo ottenimento del consenso dei genitori degli alunni di cui all’oggetto;
  • resta fermo, in ogni caso, il divieto di accedere o permanere nei locali scolastici ai soggetti affetti da SARS-CoV-2, o comunque a coloro che manifestino sintomatologia respiratoria o nei quali la temperatura corporea risulti superiore a 37,5°;
  • per il personale scolastico e gli alunni, laddove non vi sia una specifica esenzione al riguardo, è obbligatorio l'uso di dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2 e l’adozione di misure igieniche quali, a titolo esemplificativo, l’uso di gel per le mani e la frequente areazione dei locali;
  • lo svolgimento della didattica in presenza deve avvenire in condizioni tali da assicurare un adeguato distanziamento interpersonale;
  • è consentita la consumazione dei pasti a scuola a condizione che possa essere mantenuta una distanza interpersonale di almeno due metri.

Come spesso accade, le dichiarazioni dei documenti ministeriali vanno calate nei contesti concreti delle realtà scolastiche.

Un primo aspetto è senz’altro quello delle condizioni logistiche nelle quali si trovano le scuole. Nonostante, infatti, la crescita della dotazione digitale, non possiamo nasconderci che siamo ancora lontani da una condizione infrastrutturale tale da consentire un ottimale collegamento tra scuola e casa: e chi paga le spese di questi problemi sono in primo luogo gli studenti.

Ma soprattutto, dobbiamo verificare il nocciolo della questione: a scuola o a casa, in DDI o in presenza, sarà veramente garantita l’inclusione di tutti gli alunni? Sappiamo bene che si tratta di una questione ancora aperta, che non ci consente di prendere una posizione che vada a prescindere dall’effettiva ricaduta inclusiva che l’azione didattica ha sugli alunni DSA.

Questi due anni di pandemia, come abbiamo avuto modo di osservare ormai in numerosi contesti, ci hanno restituito una visione multiforme e variegata della didattica a distanza: in alcuni casi, si è trattato di un elemento di ulteriore esclusione per gli studenti, sottoposti a lezioni frontali davvero poco stimolanti o, peggio, a esperienze di interrogazioni mortificanti; in altri casi, invece, la didattica a distanza ha fornito ad alcuni studenti la possibilità di affrontare in modo più sereno il rapporto con la vita scolastica.

Pertanto, senza voler riprendere una questione già affrontata, e sulla quale, quando tutto questo sarà finito, potremo tirare le somme di un’analisi più consapevole e distaccata, prima di porci la domanda: “a casa o a scuola?”, sarebbe giusto che indagassimo come sia attuata l’inclusione nei confronti degli studenti con bisogni educativi speciali.

Scarica la nota ministeriale

Paolino Gianturco - Dirigente Scolastico, membro del Consiglio Direttivo AID

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