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Presentata il 27 luglio scorso dalla senatrice Enza Blundo e da altri 31 colleghi del Senato al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Fedeli e al ministro della Salute Lorenzin

Interpellanza parlamentare urgente sulla Legge 170: la posizione di AID

Interpellanza parlamentare urgente sulla Legge 170: la posizione di AID

Da diverse testate giornalistiche abbiamo appreso che il 27 luglio 2017 è stata presentata dalla senatrice Blundo, insieme ad altri 31 senatori, una interpellanza urgente al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Fedeli ed al Ministro della Salute Lorenzin in relazione alla Legge 170 del 2010.

L’Associazione Italiana Dislessia è da sempre una delle principali sostenitrice della legge 170/10, ritenendola non come un punto di arrivo, ma come un ulteriore passo verso la completa inclusione scolastica degli alunni con DSA, ai quali si vuole far riconoscere dei diritti e non dei privilegi.

Vogliamo ricordare che in Europa quasi tutti gli Stati hanno adottato leggi in favore degli alunni con DSA e quella italiana non solo è una delle più recenti, ma anche tra quelle maggiormente apprezzate ed è riconosciuta come innovativa e volta maggiormente ad un sistema scolastico che vuole andare verso l’inclusione e non verso la differenziazione.

Una legge quella italiana frutto di un lungo lavoro preparatorio che nel 2004 ha portato alle prime direttive ministeriali e che in seguito ha prodotto i decreti attuativi del MIUR (2011), le successive norme in materia di diagnosi, di certificazione e di individuazione precoce (2013). Ma la 170 ha dato vita anche alle numerose leggi emanate da quasi tutte le Regioni italiane, che ancora oggi contribuiscono ad alimentare il work in progress ancora in atto.

Una lettura attenta di molte di queste leggi regionali, alle quali ancora una volta AID ha dato il suo contributo grazie anche al lavoro dei tanti associati (familiari, insegnanti, tecnici e giovani adulti con DSA), presidenti provinciali e coordinatori regionali, ci fa capire come l’attuazione della stessa legge continua la sua evoluzione, verso forme sempre più adatte alle esigenze dei ragazzi, ma anche delle scuole, delle famiglie e del territorio.

Soprattutto in termini di prevenzione, di interventi volti alla individuazione precoce degli alunni con particolari difficoltà e all’attivazione di quelle strategie educative e didattiche mirate al loro miglior recupero possibile. Siamo pienamente consapevoli che questa fase rimane uno dei punti cruciali della catena operativa su cui si basa la legge stessa, ma allo stato attuale ne è anche uno degli anelli deboli.

Nel 2015 AID aveva proposto ai suoi soci un questionario proprio per fare il punto su come si stava evolvendo la legge 170 dopo 5 anni dalla sua promulgazione. Avevano risposto più di 5000 soci di tutte le regioni italiane e alla domanda se era stata la Scuola a segnalare le difficoltà nel minore, il 60% circa ha risposto di no. E come se non bastasse, il 59% affermava di essere andato spontaneamente presso le strutture del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) competenti per territorio per richiedere per i propri figli le opportune valutazioni cliniche.

Questi dati sembrano voler indicare che la Scuola non sempre riesce a “vedere” gli alunni in difficoltà. Allora AID ha deciso di indagare ulteriormente sul’argomento e grazie alla sua rete territoriale ed alla costante attività formativa, ha potuto notare che, tra le tante difficoltà, vi sono scuole che hanno attivato “buone prassi” didattiche ma anche protocolli di intervento integrato sotto la spinta propulsiva della 170 e ha potuto altresì rilevare i benefici inclusivi che le istituzioni scolastiche che ne adottano le linee operative riscontrano nel quotidiano.

E’ da questo punto che bisogna partire, dalla capacità di una Scuola che vuole reinventarsi, di docenti che vogliono scommettere sui loro alunni. AID è fermamente convinta che il migliori sistema compensativo è un “buon insegnante”, inteso come un sistema all’interno del quale coesistono il contesto didattico inclusivo, i docenti, ma anche i familiari, il territorio, l’alunno stesso e, se è necessario, i sistemi compensativi volti tutti a favorire la miglior modalità possibile perché il ragazzo con DSA possa apprendere, sviluppare le proprie strategie, il suo stile conoscitivo.

Non crediamo che tutto questo equivalga ad “quasi una deresponsabilizzazione degli istituti scolastici nell'affrontare alcune difficoltà dell'apprendimento o dei nuovi saperi” o “ a lasciare ampio spazio alla medicalizzazione nelle scuole”. Anche su questo punto poi ci sarebbe molto da ridire.

Dalla interpellanza presentata si ha la sensazione che alla Scuola spetti anche un ruolo diagnostico e di conseguenza i servizi del SSN abbiano solo il compito passivo di avvallare le indicazioni cliniche del gruppo docenti.

La realtà per fortuna è ben diversala legge 170 e le successive indicazioni regionali, supportate dalle Consensus Conference, dai Panel di aggiornamento che in questi anni si sono succedute, sempre con AID protagonista attiva, sono ben chiare sugli aspetti clinici e diagnostici relativi ai DSA, tanto che la comunità scientifica che si impegna in maniera costante e sostanziale in questo ambito è spesso accusata di aver reso eccessivamente complesso il suo iter diagnostico.

La diagnosi clinica dei DSA si avvale certamente degli elementi espressi dalla scuola e dalla famiglia che poi però vanno confrontati con prove scientificamente inconfutabili, significativamente rilevanti che riguardano sia i processi di apprendimento che le sottostanti abilità.

La percentuale dei cosiddetti “falsi positivi”, cioè di alunni segnalati come ad alto rischio da DSA che poi non hanno avuto riscontro clinico positivo, è ancora elevata.

Se la catena organizzativa funziona, come non tanto raramente avviene, il rischio di “medicalizzazione della scuola” risulterà basso. Certo il fatto che la percentuale di certificazioni di alunni con DSA è in costante e netto aumento è innegabile.

AID teme più di ogni altro che il fenomeno DSA prenda strade non adeguate, e guarda sempre con attenzione, certe volte con timore, quando le percentuali tendono ad aumentare vertiginosamente, ben sapendo che il tasso di prevalenza in Italia è di circa il 4-5% della popolazione scolastica.

Se osserviamo bene i dati statistici forniti dal MIUR per l’AS 2014-15, ai quali si riferisce anche l’interpellanza parlamentare, vediamo che su base nazionale in nessun ordine di scuola tale percentuale viene superata, mentre solo nella Scuola Secondaria di I° grado del nord-ovest si raggiunge una percentuale del 6,89%.

Invece i problemi che dobbiamo mettere in evidenza sono a nostro avviso altri:

  • perché esiste una tale discrepanza dal scuola primaria (1,6% su base nazionale) e scuole secondarie (4,27% Scuola di primo grado e 2,55% in quelle di II grado)?
  • E poi, cosa ancora più importante, come mai vi è una cosi enorme differenza tra il centro-nord ed il sud del Paese?

Per AID una discussione sulla legge 170 per essere veramente propositiva deve partire da questi dati, per poi passare al problema DSA ed adulti, entrare nel mondo dell’Università, del lavoro.

L’Associazione Italiana Dislessia, sempre pronta al confronto se questo si basa su dati chiari e definiti ed è funzionale a trovare nuova strategie per rendere il sistema istruttivo italiano sempre più inclusivo e maggiormente propenso a favorire gli apprendimenti, chiede quindi di partecipare al dibattito sulla Legge 170/10, di cui è promotrice e parte attiva.

Bologna, 11/08/2017

Il Consiglio Direttivo AID

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