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Un commento sugli esiti delle prove di quest'anno, che hanno rilevato, in diversi ambiti, un calo degli apprendimenti

Risultati INVALSI 2021: l’urgenza della responsabilità da parte di tutti

Risultati INVALSI 2021: l’urgenza della responsabilità da parte di tutti

Il 14 luglio scorso sono stati presentati i risultati delle Prove INVALSI 2021, quest’anno molto attesi e anche dibattuti: le prove, infatti, si sono svolte a conclusione di un anno scolastico molto particolare, ancora profondamente influenzato dalle conseguenze della pandemia.

Gli esiti di questa prima misurazione su larga scala rappresentano un monitoraggio degli effetti sugli apprendimenti di base in Italiano, Matematica e Inglese, anche dopo i lunghi periodi di sospensione o riorganizzazione delle lezioni in presenza: tracciare e misurare potenziali perdite di apprendimento significa tracciare il cosiddetto “learning loss” ed è strategico quantificare la dimensione del fenomeno.

Tralasciando il dibattito sulla necessità, o meno, di effettuare le misurazioni, sono illuminanti e sagge le parole di Anna Maria Ajello, presidente uscente dell’INVALSI, che così riassume il senso di un’operazione faticosa ma necessaria: “La valutazione non è un lusso di tempi agiati, ma un’opportunità nei tempi difficili”.

Effettivamente i risultati, in generale, non sono confortanti per la nostra scuola italiana, ma non è una novità di quest’anno. Non sono mancate polemiche accompagnate da espressioni alquanto catastrofiche riguardo agli esiti: disastro, disfatta, crollo della scuola italiana…come se si trattasse della cronaca di una morte annunciata e adducendo la responsabilità di questa caduta alla Didattica Digitale Integrata come se fosse la peste. “È del tutto inappropriato attribuire i risultati presentati alla DaD, non è corretto e non ci permette di capire bene cosa si può fare, anzi, cosa è necessario fare” ha dichiarato Roberto Ricci, responsabile Area Prove INVALSI, in una recente intervista per fornire prime interpretazioni ai dati “i risultati delle prove INVALSI 2021 sono fonte di grande preoccupazione e devono richiamare l’attenzione di tutta la società, nessuno escluso”.

Sicuramente la Didattica a Distanza è stata una grande sfida ma anche unica alternativa per tamponare la situazione in tempi di restrizioni: in molti casi, le scuole hanno messo in campo creatività e operosità per sopperire alle insostituibili forze efficaci della didattica in presenza. Non sono mancate inceppature, talvolta organizzazioni disomogenee o infrastrutture carenti, ma è innegabile il grande sforzo che è stato attivato sul campo da parte di tutti: docenti, studenti e le loro famiglie. La DaD ha funzionato quando è stata supportata da metodologie interattive, innovative e non frontali: traslare didattica a distanza come se fosse in presenza ha appesantito soluzioni e lezioni.

I mali della scuola sono più profondamente radicati e non risiedono solo in questioni organizzative che si procrastinano da anni come riti (pensiamo al precariato) ma è ora di considerare anche la qualità dell’insegnamento, le metodologie più efficaci che la ricerca didattica ci fornisce come strade maestre da percorrere. Un sistema equo non è un sistema al ribasso e uguale per tutti, ma uno spazio culturale e sociale dove si garantisce il meglio per ciascuno, il massimo di ciò che può essere per migliorare.

Il dato mette a nudo, scopre nervi tesi e ci chiede responsabilità, a tutti i livelli. Abbiamo bisogno del dato, della sua prospettiva esterna per compensare quella interna. Il dato è utile se e solo se abbiamo la capacità di interpretare cosa si cela dietro numeri, percentuali e statistiche: non è una classifica ma è un “segno di attenzione”. La valutazione è finalizzata al miglioramento, non alla sanzione o al giudizio nella sua accezione negativa. Tutta la valutazione dovrebbe avere questo respiro, questo orientamento dichiarato anche nella normativa (cfr. DL 62/2017).

Combattere la valutazione di sistema (che non è valutazione del singolo alunno) è come voler prendersela con il termometro se si vuol rilevare la febbre: lo strumento di rilevazione, cioè la prova, deve essere calibrato in modo da permettere un range di osservazione esteso e soprattutto raffinato su apprendimenti che non siano solo “riproduttivi” ma in linea con il raggiungimento di competenze utili per la cittadinanza attiva e consapevole, come espresso e richiesto dalle Indicazioni Nazionali per il Curricolo, per il primo ciclo di istruzione, e dalle Linee Guida specifiche per il secondo ciclo. La percezione della “distanza” tra le prove e quello che si fa a scuola è data proprio da questa scalibratura tra didattiche innovative e statiche.

Lo strumento di misurazione può rilevare un problema o una anomalia: ma non è deputato a risolverlo. In questo senso entra in gioco, ciascuno nel proprio ambito, piccolo o grande che sia, la responsabilità della cura.

È fondamentale e urgente tornare alla scuola “affettuosa” e responsabile, come ha dichiarato il Ministro Patrizio Bianchi durante la conferenza di presentazione dei risultati, perché, “la presenza è il senso di responsabilità degli uni verso gli altri”.

Scarica l'analisi dei risultati dell'INVALSI 2021

Articolo e analisi dei dati a cura di Ketty Savioli, docente

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