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In vista della formalizzazione del PDP a fine Novembre

Se il virus aggredisce il PDP: consigli per un'efficace collaborazione scuola-famiglia

Se il virus aggredisce il PDP: consigli per un'efficace collaborazione scuola-famiglia

In questi primi due mesi di attività, nonostante la scuola stia imparando a convivere con la diffusione del Coronavirus, non possono essere taciuti i diversi problemi che restano insoluti e le nuove criticità che si presentano, soprattutto per gli alunni che affrontano la scuola con le proprie difficoltà, in un contesto di didattica digitale integrata.

Siamo nella seconda metà di novembre e le scuole stanno elaborando il PDP per il nuovo anno scolastico, che dovrà essere formalizzato entro la fine di questo mese.

Come ogni anno, in occasione di questo importante passaggio, emergono piccoli e grandi problemi, ma in questa epoca di pandemia sembra che il virus abbia attaccato anche il PDP, portando con sé alcune conseguenze che mettono gli alunni e le loro famiglie di fronte a nuove e inedite questioni. Vediamo le principali.

Principali criticità

  • Una prima è legata alle difficoltà di relazione tra scuola e famiglia. Com’è noto, per comprensibili ragioni di contenimento delle occasioni di contagio, i confronti tra genitori e insegnanti si sono molto rarefatti. Le scuole più organizzate sono state in grado di trasferire online i colloqui, riuscendo a non pregiudicare troppo la quantità e la qualità degli incontri: anzi, nelle situazioni più virtuose è emerso che le modalità telematiche, correttamente utilizzate, sono degli strumenti di facilitazione, perché consentono - pur doverosamente regolamentate - una velocizzazione degli incontri e anche una loro maggiore frequenza. Va detto, però, che la scomparsa degli incontri in presenza sta costituendo, in altri casi, anche un effettivo problema. 
  • Non tutte le famiglie sono in grado di gestire senza problemi le conversazioni in videoconferenza o attraverso la posta elettronica. In tal caso, non è sbagliato chiedere un aiuto alla scuola. Non dimentichiamo, poi, le ataviche carenze della rete internet degli istituti scolastici, da cui dipende buona parte delle comunicazioni: quando i docenti, da scuola, devono interloquire in video con una famiglia e con gli specialisti che hanno redatto la diagnosi, si trovano troppo spesso di fronte a ostacoli insormontabili. E qualcuno, di fronte a queste difficoltà, può essere anche tentato di rinunciare.

Problemi di carattere pratico: condivisione e firma del PDP

Oltre a questi problemi di carattere pratico, se gli incontri di condivisione si svolgono online, emergono anche altre questioni tutt’altro che secondarie, e che stanno mettendo in seria difficoltà molte famiglie. Vediamone qualcuna:

  • Come si possono condividere correttamente i contenuti? I più comuni servizi di videoconferenza consentono di condividere alquanto semplicemente i testi scritti, a patto, naturalmente, che siano stati preventivamente digitalizzati: questo significa che bisogna assicurarsi che i docenti abbiano a disposizione un PDP in formato file, vale a dire un documento scansionato (quindi un PDF) o un documento direttamente creato in formato digitale (un file Word o similari). Durante un incontro a distanza tra scuola e famiglia per la condivisione del PDP, è giusto presentare in video il documento, mentre lo si espone e lo si discute.
  • Come garantire la veridicità delle firme dei genitori? Si tratta di un problema che molte scuole stanno cercando di affrontare. Al netto di quei casi nei quali si decide comunque di convocare le famiglie in presenza, in moltissime realtà si sta cercando di risolvere il problema a distanza. Da quello che ci risulta, si stanno adottando diverse soluzioni:

    - in alcuni casi, dopo una condivisione in videoconferenza, il documento viene inviato in formato digitale alla famiglia e restituito con la firma scansionata: non ha certo il valore legale di una firma digitale, ma la validità sarebbe almeno suffragata dalla condivisione e dalla esplicita accettazione (verbalizzata) nella fase di videoconferenza. In analogia con quanto già previsto dal Ministero dell’Istruzione per gli scrutini di fine anno scolastico 2019/2020, le scuole potrebbero decidere anche di garantire la validità legale dell’incontro online grazie alla presenza del Dirigente o - eventualmente - di un suo delegato, mediante apposizione di firma digitale al verbale.

    - altri istituti si fanno inviare dalle famiglie una dichiarazione di accettazione di quanto condiviso in videoconferenza, magari chiedendo di allegare copia dei propri documenti d'identità. Tale dichiarazione potrebbe essere inviata a mezzo posta elettronica (meglio ancora se certificata) o anche con un modulo online, nel quale la famiglia clicca sulla spunta una formula del tipo “noi sottoscritti genitori…dichiariamo di accettare il PDP condiviso nell’incontro in videoconferenza del…ecc.”. In entrambi questi casi, a maggior garanzia di quanto dichiarato dalla famiglia, le scuole potrebbero chiedere di allegare un documento d'identità (come fotografia in formato jpg o scansionato in formato PDF: in entrambi casi, è molto facile farlo con un qualunque smartphone).

    In ogni caso, è fortemente consigliabile per le scuole, qualora non lo avessero già fatto, far deliberare al Consiglio d’Istituto una integrazione al Regolamento che comprenda le modalità di svolgimento delle riunioni a distanza, per dotare di maggiore efficacia e validità questi nuovi strumenti di confronto e di assunzione delle decisioni.

PDP e Didattica Digitale Integrata: alcune proposte

La grande novità di questa stagione è senz’altro la didattica digitale integrata (DDI). Come quasi tutte le variabili della vita scolastica, questa può rivelarsi come una risorsa per gli alunni con DSA o, all’opposto, un problema. Tralasciando, per il momento, la discussione sui pro e i contro di una questione che meriterà un approfondimento specifico, vale la pena soffermarsi sulle connessioni con la fase di redazione e di attuazione del PDP.

Tanto per cominciare: è prevista nel documento una sezione specifica sulla DDI? Data la grande rilevanza che la didattica a distanza ha sulla vita scolastica dei nostri giovani e giovanissimi, riteniamo che sia giusto che i consigli di classe, gli alunni, le famiglie e gli eventuali esperti esterni valutino attentamente cosa fare in DDI e come farlo. Se così non fosse, è opportuno farlo. Le questioni che si pongono sono molteplici, ed è essenziale condividerle in un PDP. 

  • La prima è quella del tempo: se nella normale attività in classe sono previste determinate scansioni temporali, non è affatto detto che davanti a uno schermo l’attenzione resti la stessa. Bisogna quindi esplicitare il punto nel PDP.  Ricordiamo, fra l’altro, che è stata appena siglata l’ipotesi di Contratto sulla didattica digitale integrata fra il Ministero dell’Istruzione, e nella Nota operativa diramata il 9 novembre il Capo Dipartimento Bruschi osserva, fra l’altro, che “...Il docente ha facoltà di introdurre, come peraltro possibile nell’attività didattica svolta in presenza, gli opportuni momenti di pausa nel corso della lezione in DDI, anche in funzione della valorizzazione della capacità di attenzione degli alunni. Tale possibilità è prevista anche nel caso siano state adottate unità orarie inferiori a 60 minuti”. Ci sembra opportuno cogliere questa occasione per chiedere di definire nel PDP eventuali momenti di pausa o riduzione oraria nello svolgimento della lezione.
  • Altro tema è quello degli strumenti compensativi: in che modo, ad esempio, riusciamo a lavorare sulle e con le mappe quando siamo a distanza? Qui si apre un tema molto interessante, che meriterà un approfondimento. Per il momento, è giusto scrivere che l’alunno utilizzerà la mappa digitale (o digitalizzata), magari in condivisione schermo. Ma è appena il caso di sottolineare che, ancora più giusto, è che l’alunno (tutti gli alunni!) utilizzi la mappa digitale insieme all’insegnante o a gruppi di compagni, cioè usandola in condivisione durante la lezione online: solamente con modalità di collaborazione di questo tipo (molto possibili con il pc) sarà opportuno dare ai ragazzi non solo gli strumenti, ma soprattutto le competenze compensative. 
  • Un altro punto dolente è il grande problema delle verifiche e della valutazione: svolgere le prove al computer, da casa, può indurre alcuni docenti a non dare il giusto rilievo a quanto eseguito dallo studente, perché verrebbe a mancare il controllo che normalmente si esercita in classe.  Spesso le normali prove scritte, per evitare copiature da parte degli alunni in DDI, diventano test a tempo particolarmente difficili per gli studenti con Dsa. Anche in questo caso andrebbero prese le dovute accortezze. Il tema è molto ampio e non può certamente essere esaurito tutto in questa sede. Intanto, però, si potrebbero prevedere delle forme di verifica mista, che cioè non si esauriscano nel test, ma che abbiano una continuazione nel confronto orale: una tipologia da applicare a tutti gli alunni, nell’ottica di una didattica inclusiva.

Didattica a distanza e studenti con DSA

Per ognuno di questi aspetti, è necessario che tutti gli attori coinvolti facciano una specifica riflessione, animata da un preciso filo conduttore: non è possibile trasferire la didattica di classe, spesso trasmissiva, semplicemente sullo schermo di un pc: bisogna cambiare paradigma, tanto più se siamo in presenza di un alunno con DSA che necessita di specifiche strategie di coinvolgimento, di opportune metodologie e di adeguati strumenti. Il mezzo di comunicazione utilizzato per fare didattica condiziona notevolmente - e non necessariamente in negativo.

Per questa ragione, il PDP dovrà tenere in adeguata considerazione l’uso degli strumenti digitali e la condizione della didattica a distanza, sottolineando quali e quanti momenti di didattica laboratoriale - ove possibile, per piccoli gruppi anche online - sono previsti per lo sviluppo delle competenze dell’alunno. E se non fosse così, bisogna adeguare il Piano alle mutate condizioni della vita scolastica.

A livello più generale, gli effetti del Coronavirus rischiano di dare vita a conseguenze ancora più nefaste, che bisogna in ogni modo scongiurare. Giunge notizia che qualche Collegio dei docenti sta deliberando l’abolizione delle interrogazioni programmate e delle verifiche orali per il recupero degli scritti, motivando tale incauta e illegittima scelta con ragioni di carattere organizzativo: la pandemia rende tutto molto più complesso e quindi a qualcuno sembra giusto tendere a una semplificazione, a danno di quegli studenti che ne hanno bisogno, nonché in spregio alla Legge 170 e alle Linee Guida.

Risoluzioni come queste appaiono fuorvianti e pericolose e vanno contrastate senza indugio.

Cosa possono fare i genitori?

Il primo passaggio è quello di chiedere un confronto con il Referente d’Istituto per i DSA o con il Dirigente. Non dimentichiamo che è consigliabile partire sempre con una posizione di dialogo costruttivo: al centro del discorso c’è sempre la persona dell’alunno, che è il primo a pagare le conseguenze di un eventuale, malaugurato, clima conflittuale. Qualora ci si trovasse di fronte a una chiusura, non si deve escludere una richiesta di chiarimenti all’Ufficio Scolastico Regionale, interpellando il Referente regionale.

Alla luce delle problematiche fin qui sommariamente descritte, viene da concludere che se la scuola veramente inclusiva non ha ancora sviluppato tutti i suoi anticorpi, è il caso di adottare almeno un adeguato vaccino: un PDP che tenga conto di tutto. Anche del Covid.

Per chiarimenti e supporto sulla didattica a distanza e didattica digitale integrata ti ricordiamo che è attivo l'indirizzo email daddislessia@aiditalia.org 

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