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La recente normativa ha lo scopo di rendere la valutazione più chiara e coerente con il percorso di apprendimento individuale di ciascun alunno

Inversione di rotta nella scuola primaria: tornano i giudizi descrittivi nella valutazione periodica e finale

Inversione di rotta nella scuola primaria: tornano i giudizi descrittivi nella valutazione periodica e finale

L’anno scolastico 2020/2021 sarà ricordato, oltre che per la pandemia, per l’inversione di rotta sul tema della valutazione, almeno nella scuola primaria.

Da quest’anno, infatti, la valutazione periodica e finale degli apprendimenti sarà espressa, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni Nazionali (compreso l’insegnamento trasversale di educazione civica previsto dalla legge 20 agosto 2019, n. 92) mediante un giudizio descrittivo fondato su 4 livelli e riportato nel documento di valutazione. 

Nel corso del tempo, nella scuola primaria, abbiamo assistito a periodiche alternanze, in riferimento alle varie riforme, tra voti e giudizi. Ad esempio, nel 2008, con la riforma Gelmini erano stati ripristinati i voti numerici in pagella.

L'ordinanza ministeriale 172 del 4 dicembre 2020 e relative linee guida

La recente normativa ha recuperato un assetto valutativo che va oltre il voto numerico e introduce un giudizio descrittivo per tutte le discipline affinchè “la valutazione degli studenti sia sempre più trasparente e coerente con il percorso di apprendimento di ciascuno”. (Fonte Ministero dell'Istruzione).

L’Ordinanza Ministeriale 172 del 4 dicembre 2020 (link) afferma chiaramente che gli obiettivi di apprendimento oggetto di valutazione periodica e finale saranno individuati nel curricolo di ogni istituto, per ciascun anno di corso e per ogni disciplina, salvaguardando, in questo modo, l’autonomia scolastica.

L’obiettivo di questo impianto normativo è il superamento del voto numerico su base decimale nella valutazione periodica e finale affinchè si possa avviare una reale riflessione sul percorso di apprendimento che consenta “di rappresentare, in trasparenza, gli articolati processi cognitivi e meta-cognitivi, emotivi e sociali attraverso i quali si manifestano i risultati degli apprendimenti”. (Linee Guida, 2020, pag 1).

L’ottica è quella della valutazione per l’apprendimento (Linee Guida, 2020, pag. 1) ovvero una valutazione formativa, dove le informazioni rilevate sono utili ai docenti per un adattamento dei processi di insegnamento e di apprendimento ai diversi bisogni ed esigenze di ciascun alunno.

Si è, quindi, assistito a un recupero di una cultura pedagogica che ha ispirato la scuola italiana a partire dagli anni ‘70 e che ha portato all’elaborazioni di documenti più recenti e aggiornati come le Indicazioni Nazionali per il curricolo (MIUR, 2012 - link).

Questa normativa potrà contribuire anche a risolvere la contraddizione presente nel decreto legislativo n. 62 del 2017; in questo documento, infatti, viene citata la valutazione formativa come strumento per migliorare e apprezzare i risultati di apprendimento, valorizzando i processi autovalutativi e prestando attenzione ai percorsi di apprendimento e alle differenze individuali, ma sempre nello stesso documento legislativo era rimasta invariata la logica del voto in decimi (anche se avrebbe dovuto riferirsi ai livelli di apprendimento).

In quest’ottica le istituzioni scolastiche avrebbero già dovuto progettare un curricolo d'Istituto a partire dalle Indicazioni Nazionali specificando criteri e modalità di valutazione dei diversi livelli di apprendimento disciplinari ai quali, però, erano associati i voti numerici.

Il rischio che si corre con l’entrata in vigore della nuova normativa in tempi così stretti è che avvenga una trasposizione dei voti assegnati in giudizi, anche se il ministero, nella nota del 4 dicembre, sottolinea “l’esigenza di sfuggire da semplicistici automatismi e rapportare le valutazioni in itinere e il complesso dei traguardi raggiunti dagli alunni ai descrittori” e offre, a tal proposito, tre tipologie di esempi che fungano da modelli di lavoro.

La scheda di valutazione

La nuova ordinanza prevede quattro livelli di valutazione per gli alunni della scuola primaria: avanzato, intermedio, base, in via di prima acquisizione.

Secondo le normative il docente, nel corso dell’anno scolastico per le verifiche orali e scritte, potrà utilizzare i classici voti numerici per la valutazione, che al termine del primo e del secondo quadrimestre saranno obbligatoriamente tradotti in giudizi descrittivi, affiancati da tutte le modalità di valutazione che ritiene opportune.

A tal proposito le Linee Guida (MIUR, 2020, pag. 9-10) elencano, a mero titolo esemplificativo, una serie di strumenti utilizzabili come “i colloqui individuali; l’osservazione; l’analisi delle interazioni verbali e delle argomentazioni scritte, dei prodotti e dei compiti pratici complessi realizzate dagli alunni; le prove di verifica; gli esercizi o compiti esecutivi semplici e la risoluzione di problemi a percorso obbligato; gli elaborati scritti; i compiti autentici”. A questo va aggiunta l’importanza del processo di autovalutazione che deve esser promosso e sostenuto e che rappresenta una riflessione sul proprio processo di apprendimento.

I quattro livelli sono stati descritti in funzione di quattro dimensioni (Linee Guida, 2020, pag. 4-5):

a) l’autonomia dell’alunno;

b) la tipologia della situazione (nota o non nota) entro la quale l’alunno mostra di aver raggiunto l’obiettivo;

c) le risorse mobilitate per portare a termine il compito;

d) la continuità nella manifestazione dell'apprendimento.

I livelli non sono modificabili e sono stati descritti nel modello (Linee Guida, 2020, pag. 4-5):

• Avanzato: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note e non note, mobilitando una varietà di risorse sia fornite dal docente, sia reperite altrove, in modo autonomo e con continuità.

• Intermedio: l’alunno porta a termine compiti in situazioni note in modo autonomo e continuo; risolve compiti in situazioni non note, utilizzando le risorse fornite dal docente o reperite altrove, anche se in modo discontinuo e non del tutto autonomo.

• Base: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e utilizzando le risorse fornite dal docente, sia in modo autonomo ma discontinuo, sia in modo non autonomo, ma con continuità.

• In via di prima acquisizione: l’alunno porta a termine compiti solo in situazioni note e unicamente con il supporto del docente e di risorse fornite appositamente.

Il giudizio descrittivo ha l’obiettivo di illustrare il percorso di ogni studente, mettendo in luce non solo le difficoltà, sulle quali ancora intervenire con attività di potenziamento, ma sottolineando e descrivendo anche i suoi punti di forza che garantiscono l’acquisizione di reali competenze. Dovranno, quindi, essere valutati e monitorati in itinere i processi cognitivi di apprendimento che sono sempre in progressione e si modificano continuamente.

In quest’ottica deve esser letta anche l’ammissione alle classi successive. Gli alunni della scuola primaria sono ammessi, anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione, alla prima classe della scuola secondaria di primo grado. La non ammissione di un alunno alla classe successiva può avvenire solo in casi eccezionali con decisione presa all'unanimità dai docenti della classe e specificatamente motivata.

Le scuole, sulla base di una trasparente e tempestiva comunicazione alle famiglie, sono tenute a spiegare alle famiglie stesse quando vi sono livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione organizzando attività e azioni per aiutare gli studenti a migliorare i loro livelli di apprendimento.

La nota del 4 dicembre sottolinea il ruolo delle famiglie a cui vanno illustrati il significato e il valore di una scelta che aiuta a uscire dalla confusione tra misurazione e valutazione, allontana la coincidenza tra il voto e la percezione di sé, chiarisce i percorsi di apprendimento e i risultati raggiunti. Spesso la dimensione valutativa provoca tensioni e incomprensioni e mette in
discussione l’alleanza educativa tra scuola e famiglia: a questo passaggio comunicativo va garantita accoglienza, calma e cura in stretta sinergia con le peculiarità di ogni istituzione scolastica.

Ciò che è fondamentale è tenere nella corretta considerazione i bisogni educativi concreti degli studenti ed i loro stili di apprendimento, modificando le attività in funzione di ciò che è stato osservato e a partire da ciò che può essere valorizzato: questo è il vero cambiamento di paradigma, ovvero la prospettiva formativa della valutazione. Nella valutazione formativa cambia radicalmente tanto il ruolo del docente quanto quello dell’alunno.

Il docente orienta, guida e accompagna l’alunno prendendosi cura di lui e tentando di rispondere ai suoi bisogni; infatti questa modalità valutativa permette di misurare non ciò che il bambino sa, ma di descrivere il processo che lo aiuta a saper fare. Allo stesso tempo l’alunno da fruitore passivo diventa attore attivo dei suoi apprendimenti, in quanto mette in gioco le proprie caratteristiche per poter trarre il massimo vantaggio dall’esperienza formativa. Lo studente attivo, infatti, sa valutare le proprie competenze, riconosce quelle da raggiungere, matura un atteggiamento riflessivo e disponibile al cambiamento, si prende carico della propria formazione e si assume la responsabilità, che gli compete, del proprio successo formativo.

È proprio nella scuola primaria che comincia il percorso di orientamento verso gli ambiti disciplinari dove il bambino impara a organizzare il proprio lavoro, a gestire le attività, ad acquisire autonomia, a rispettare le regole della convivenza civile. È qui che le capacità personali, stimolate e supportate mediante l’azione educativa, diventano competenze.

Per definizione la competenza indica la capacità di usare in un determinato contesto conoscenze, abilità, capacità personali e sociali ed è segno di un graduale consolidamento della modifica del modo di sentire e di agire. Questa gradualità non può essere misurata e quantificata con un voto numerico.

La valutazione degli studenti con DSA

Le Linee Guida (2020, pag. 6) esplicitano le caratteristiche della valutazione degli alunni con disabilità certificata, che sarà correlata agli obiettivi individuati nel Piano educativo individualizzato (PEI) e della valutazione degli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento, che terrà conto del Piano didattico personalizzato (PDP).

Sicuramente una modalità di valutazione formativa come è stata descritta permette allo studente con DSA di essere parte attiva del proprio processo di apprendimento e permetterà ai docenti di valutare:

• i progressi ottenuti anche in relazione alle strategie personali utilizzate;

• l’impegno e il grado di partecipazione alle attività scolastiche;

• il livello di acquisizione degli obiettivi educativi e didattici personalizzati;

• i risultati delle attività di potenziamento;

• l’utilizzo consapevole, anche in riferimento all’età del bambino, degli strumenti compensativi e dispensativi e delle relative competenze compensative;

• le competenze raggiunte.

Questa modalità valutativa che è parte integrante del progetto formativo di ogni singola scuola, può esser espressione di forme di didattica inclusiva e potrà esser inserita, all’interno del PDP, nella parte relativa ai criteri e alla modalità di valutazione per esplicitare al meglio le scelte intraprese.

Conclusioni

L’Ordinanza è certamente uscita in ritardo ad anno scolastico ormai iniziato, peraltro in situazioni non sempre stabili e in presenza e vi è stato quindi poco tempo per le scuole per riflettere e adeguarsi a principi educativi così significativi e allo stesso modo non ci sono stati sicuramente i tempi adeguati per informare, al meglio, alunni e famiglie delle novità.

Si tratta, però, di una modifica importante e necessaria per ricominciare a discutere di valutazione formativa che, a partire dalla scuola primaria, dovrebbe far riflettere tutto il sistema scolastico. 

La costruzione di nuovi strumenti di valutazione, infatti, non deve essere considerata un punto di arrivo, ma un passaggio importante per diffondere la cultura di una scuola inclusiva impegnata nella ricerca di strategie di promozione dello sviluppo dell’individuo e che assicuri il successo formativo a tutti gli studenti.

A cura di Maria Enrica Bianchi e Cristina Fabbri, formatrici scuola AID

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