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La presidente Lucia Iacopini: «Le regioni che riconoscono maggiormente i DSA tendono a ottenere risultati migliori e una minore dispersione implicita. Non è una relazione causale, ma un dato che merita di essere approfondito»

COMUNICATO STAMPA. Rapporto INVALSI 2026, AID: "Alcuni dati migliorano, ma l’inclusione resta la condizione per non lasciare indietro nessuno"

20 Luglio, 2026 - Tematiche: scuola

La presidente Lucia Iacopini: «Le regioni che riconoscono maggiormente i DSA tendono a ottenere risultati migliori e una minore dispersione implicita. Non è una relazione causale, ma un dato che merita di essere approfondito»

Bologna, 17 luglio 2026 – Il Rapporto INVALSI 2026, appena pubblicato, restituisce alcuni segnali incoraggianti per la scuola italiana, a partire dalla riduzione della dispersione scolastica implicita, scesa dal 8,7% del 2025 al 6,3% del 2026, il valore più basso registrato negli ultimi anni.

L’Associazione Italiana Dislessia accoglie positivamente questi risultati, sottolineando al tempo stesso la necessità di leggere i dati sugli apprendimenti insieme a quelli relativi all’inclusione, all’accesso ai servizi e alla capacità dei diversi territori di riconoscere tempestivamente i bisogni degli studenti.

«Il calo della dispersione rappresenta una buona notizia e testimonia la bontà del lavoro quotidiano di scuole, insegnanti e istituzioni» dichiara Lucia Iacopini, presidente dell’Associazione Italiana Dislessia. «I dati INVALSI, tuttavia, ci ricordano anche che il nostro sistema scolastico continua a essere attraversato da forti disuguaglianze territoriali e sociali. Per questo, non dobbiamo limitarci a chiederci quanto apprendono gli studenti, ma dobbiamo domandarci quali condizioni consentano a ciascuno di esprimere realmente le proprie competenze».

Secondo gli ultimi dati disponibili del Ministero dell’Istruzione e del Merito, gli studenti con certificazione di Disturbo Specifico dell’Apprendimento rappresentano circa il 6% della popolazione scolastica italiana, con percentuali superiori nella scuola secondaria e forti differenze tra le regioni. L’analisi realizzata da AID, mettendo a confronto i dati territoriali sulle certificazioni di DSA con i risultati regionali delle prove INVALSI 2026, evidenzia un aspetto significativo: le regioni nelle quali una quota maggiore di studenti con DSA viene riconosciuta e certificata tendono mediamente a registrare risultati migliori nelle prove di Italiano e Matematica e livelli più bassi di dispersione implicita.

Questi dati forse non consentono di affermare che l’aumento delle diagnosi determini direttamente il miglioramento degli apprendimenti. Suggeriscono, però, che la capacità di riconoscere le difficoltà, garantire l’accesso ai servizi, attivare tempestivamente il Piano Didattico Personalizzato e applicare una didattica inclusiva può rappresentare uno degli indicatori di un sistema scolastico più efficace.

«La diagnosi non crea il bisogno e non attribuisce un’etichetta: rende visibile una difficoltà che esiste già» sottolinea Iacopini «quando un DSA non viene riconosciuto, il rischio è che una difficoltà specifica venga interpretata come scarso impegno, disattenzione o mancanza di capacità. Nel tempo questo può tradursi in insuccesso, perdita di motivazione, ritardo scolastico e, nei casi più gravi, abbandono».

Le differenze territoriali nelle certificazioni DSA restano molto ampie. Si va dall'8,4 % della Val d'Aosta all'1,8 della Calabria. Un divario che difficilmente può essere spiegato da una diversa diffusione naturale dei disturbi e che richiama invece le disuguaglianze nell’accesso alla valutazione diagnostica e ai servizi territoriali.

«Non possiamo pensare che in alcune regioni italiane i DSA siano tre o quattro volte meno frequenti che in altre», prosegue la presidente di AID. «Questi numeri pongono forti domande sulla capacità dei territori di intercettare precocemente le difficoltà e di garantire a tutti gli studenti gli stessi diritti. Il Rapporto INVALSI è un patrimonio informativo fondamentale: sfruttiamolo ulteriormente per approfondire, attraverso dati aggregati e anonimizzati, i percorsi scolastici e gli esiti degli studenti con DSA. Cerchiamo di usarlo anche per capire quanto incidono le diagnosi di DSA, l'effettiva applicazione dei PDP e l’utilizzo degli strumenti compensativi e delle differenze territoriali nella presa in carico».

«Non servono classifiche» conclude Lucia Iacopini «serve capire quali sono gli interventi che funzionano, dove i diritti sono realmente applicati e quali territori hanno bisogno di maggiore sostegno. L’inclusione non è un capitolo separato dalla qualità della scuola: è una delle sue condizioni essenziali. Una scuola più attenta ai bisogni di tutti è una scuola che migliora gli apprendimenti di tutti».


RAPPORTO INVALSI 2026 (PDF)

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