Il lupo invisibile. Intervista all'autrice Valentina Dallabona
Quante volte, davanti alle difficoltà di un bambino con dislessia, ci siamo trovati a cercare le parole giuste? Quelle parole capaci di spiegare senza spaventare, di raccontare senza etichettare, di far sentire un bambino compreso senza farlo sentire diverso?
Valentina Dallabona, autrice, illustratrice e socia AID, quelle parole le ha trovate e le ha trasformate in un libro.
Il Lupo Invisibile è una storia illustrata che racconta la dislessia attraverso gli occhi di Nilo, un bambino curioso e pieno di vita che, il primo giorno di scuola, scopre che le lettere non vogliono stare al loro posto. Da quel momento, qualcosa cambia: le parole fuggono dalla pagina, il suo corpo formicola, e — in un lampo — Nilo si ritrova a guardare allo specchio il muso di un lupo.
Con una narrazione che sa essere al tempo stesso tenera e coraggiosa, e con illustrazioni capaci di rendere visibile ciò che spesso resta invisibile, Valentina Dallabona accompagna i lettori — bambini, genitori e insegnanti — in un viaggio straordinario attraverso sirene ammaliatrici, pecore ninja e valli di coccodrilli. Un viaggio che è, in realtà, il percorso che ogni famiglia affronta quando cerca supporto, comprensione e strumenti per vivere serenamente con un Disturbo Specifico dell'Apprendimento.
Ciò che rende questo libro speciale, e che ha convinto l'Associazione Italiana Dislessia a patrocinarlo con entusiasmo, e la nostra presidente Silvia Lanzafame a firmarne l'introduzione, è il suo messaggio di fondo: il lupo non va combattuto né nascosto. Va conosciuto, accettato e, alla fine, abbracciato. Perché quel lupo — con il suo fiuto acutissimo, la sua velocità, la sua capacità di trovare strade alternative — è parte integrante di chi è Nilo. E la sua forza, non la sua debolezza.
Abbiamo incontrato Valentina Dallabona per parlare di come è nato questo progetto, delle scelte narrative e visive che lo animano, e del messaggio che spera possano arrivare a tutti coloro che un giorno terranno questo libro tra le mani.
La genesi del libro. Da dove nasce l'idea di raccontare la dislessia attraverso la metafora del "lupo invisibile"? C'è un'esperienza personale o professionale che ti ha ispirata?
Questo racconto prende spunto dalla nostra esperienza personale, esattamente dall’esigenza di dare forma a tutte le emozioni che ci hanno sovrastato dal momento in cui mio figlio è stato diagnosticato dislessico e disgrafico. Per noi è stato un periodo veramente difficile; ci siamo trovati in un vero e proprio fiume in piena perchè non eravamo informati e non sapevamo in che direzione andare. Quindi, con le armi in mio possesso, ho provato a mettere queste emozioni su carta per poterle gestire meglio. Il risultato mi è piaciuto ed ho pensato che condividerlo avrebbe potuto almeno strappare un sorriso o una lacrima a chi si trovava nella nostra stessa situazione.
La scelta della metafora. Nilo si trasforma in lupo ogni volta che si trova di fronte alle lettere. Perché proprio il lupo? Cosa rappresenta per te questo animale nel contesto della dislessia?
Il lupo è considerato uno degli animali più intelligenti al mondo, é adattabile e con grandi capacità di problem solving, ma ai nostri occhi è selvaggio ed incute paura, per questo mi è sembrato perfetto come metafora. Da un lato troviamo la paura e l’irrequietezza che insorgono sia nel bambino, nel momento in cui comincia a pensare di non essere come gli altri, che nei genitori, smarriti di fronte a quello che sta succedendo; dall’altro le abilità che la neurodivergenza dona ma che purtroppo vengono messe in secondo piano da questo “aspetto” che spaventa.
Il punto di vista. Hai scelto di raccontare la storia sia attraverso gli occhi di Nilo che attraverso quelli della mamma. Quanto è stato importante mostrare entrambe le prospettive?
Per me era importante far capire quanto una famiglia si trovi disarmata difronte ad una diagnosi di DSA; infatti, principalmente a causa della scarsa informazione, è facile trovarsi in momenti di grande sconforto. Noi abbiamo avuto un percorso molto travagliato prima di capire che nostro figlio fosse dislessico e disgrafico, fatto di liti, di sgridate, di pianti e di tanta stanchezza, abbiamo rischiato veramente di fare involontariamente dei danni enormi ad una delle persone che amavamo di più. E’ importante capire che avere un figlio DSA è un’avventura che coinvolge tutta la famiglia, nel bene e nel male.
Il viaggio come metafora. Il percorso verso la Maga Lucilla è pieno di ostacoli e creature fantastiche. Quanto questo riflette il reale percorso che le famiglie affrontano quando cercano supporto per un figlio dislessico?
Non è detto che tutti incontrino le stesse difficoltà, diciamo che questi episodi rappresentano le più frequenti come la scarsa sensibilità e preparazione che si possono trovare nelle istituzioni scolastiche, l’ignoranza e l’attaccamento ai vecchi stereotipi delle persone che ci circondano, il bullismo. Ognuno fa il proprio percorso, ma generalmente sono tutti strade decisamente in salita.
Quanto contano le proprie forze. Ad un certo punto nel corso del viaggio il bambino rimane solo ma poi riesce a trovare la mamma. Con quell'episodio volevi sottolineare l'importanza del saper contare sulle proprie forze?
Sì, io credo che come genitori a volte tendiamo a voler risolvere i problemi dei nostri figli per non doverli veder star male, ma in realtà quest’esperienza mi ha insegnato che dobbiamo stargli vicino e supportarli proprio con l’obiettivo di aiutarli ad usare le loro forze. La gente tante volte pensa che finita la scuola il problema sia risolto, ma saranno DSA per sempre quindi prima imparano ad avere le loro personali strategie meglio è.
Consapevolezza. La maga dice a Nilo "Tu sarai sempre così, si tratta di imparare come fare a starci bene insieme." Quanto è importante spiegare a famiglie e bambini che dalla dislessia non si "guarisce"?
È molto importante, non bisogna né perdere tempo né sottovalutare la questione sia dal lato emotivo che dal lato pratico; infatti, intervenire il prima possibile è fondamentale per trovare e consolidare strategie vincenti che possano diventare per loro automatismi da utilizzare per tutta la vita.
La scuola nel racconto. Le pecore ninja che non lasciano passare chi non sa leggere sono una rappresentazione abbastanza graffiante del sistema scolastico...
Il sistema scolastico a mio avviso è ancora molto impreparato, purtroppo non è al passo con i tempi ed è fossilizzato su metodi di insegnamento antiquati. È fondamentale puntare di più su informazione e formazione. Considerando che la neurodivergenza sarà sempre più diffusa poiché sembra che rappresenti una forma di adattamento evolutivo, anche la scuola dovrebbe iniziare a investire seriamente nel cambiamento. Dovrebbe incentrarsi di più sulla valorizzazione delle capacità dell’individuo, a prescindere che sia DSA o meno, invece che puntare alla standardizzazione.
Il finale inclusivo. Nell'ultima scena Nilo scopre che a scuola ci sono molti altri bambini "animali". Quanto è importante per i bambini capire di non essere gli unici ad affrontare alcune difficoltà?
Secondo me è una delle cose più importanti. Gli strumenti compensativi, il piano di studi sono fondamentali, però la parte emotiva è quella più difficile da gestire. Purtroppo, ad oggi, almeno per la mia esperienza, il fatto di non riuscire a leggere o a scrivere come gli altri è uno shock fortissimo. Il primo messaggio che arriva nel cervello di questi ragazzi è: "allora sono stupido" e scattano delle reazioni molto forti, a volte anche violente. Sarebbe molto importante fare una campagna di informazione precoce nelle scuole direttamente ai bambini, in modo tale che sappiano che essere DSA è una cosa che può succedere a chiunque e che si può gestire utilizzando gli strumenti giusti.
Lo stile visivo. Le illustrazioni sono in bianco e nero con tocchi di rosso e giallo. C'è un significato simbolico in questa scelta cromatica legata all'esperienza della dislessia?
Fa parte del mio stile usare pochi colori. Qui, però, ho scelto di far spiccare il rosso e il giallo perché sono colori generalmente legati ad emozioni forti e di lasciare in bianco e nero il resto per dare l’idea proprio di quanto siano le emozioni a farla da padrone in questo percorso. Infatti nell’ultima pagina il bianco e nero sparisce per dare l’idea che ad un certo punto tutto si riequilibra e si riparte con una nuova consapevolezza.
A chi si rivolge davvero questo libro. È pensato per essere letto dai bambini, dai genitori, dagli insegnanti o da tutti e tre insieme?
Il libro è nato come un messaggio per le famiglie, non con scopo didattico, ma per farli sentire meno soli. Sicuramente però penso che possa essere d’aiuto anche agli insegnanti, non è facile capire cosa si prova quando arriva una diagnosi di DSA se non si fa quest’esperienza in prima persona.
Il futuro di Nilo. La storia si chiude con un "ci vediamo la settimana prossima" della Maga Lucilla. Hai pensato ad un seguito per il libro?
Effettivamente questa frase ha proprio il significato di "non è finita qui", ma nel senso che da qui si parte con un nuovo percorso, un nuovo inizio. Per ora non ho pensato ad un seguito, ma chissà, visto che, da poco, anche mia figlia all’età di 15 anni è stata diagnosticata DSA, siamo nel pieno di una nuova avventura che sicuramente sarà uno spunto per un altro tipo di progetto.
Grazie Valentina, e in bocca al lupo per il tuo libro!
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Valentina Dallabona è su Instagram· @vdallabona.art
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