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L'analisi di AID sui dati pubblicati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito sugli studenti con Disturbo Specifico dell’Apprendimento, relativi agli aa. ss. 2021/2022, 2022/2023: facciamo chiarezza per evitare pregiudizi e disinformazione.

Studenti con DSA: in aumento diagnosi o negazionisti? Le considerazioni di AID sui dati del MIM

04 Marzo, 2025 - Tematiche: scuola

Anche quest’anno il Ministero della Istruzione e del Merito ha pubblicato un focus sugli studenti con Disturbo Specifico dell’Apprendimento, fornendo dati aggiornati agli aa. ss. 2021/2022, 2022/2023 (consultabile a questo link).

Il report riferisce una percentuale di alunni con DSA sul totale dei frequentanti pari al 5,7% per il 2021/2022 e al 6% per la seconda tranche temporale; l’indagine ha preso in considerazione alunni frequentanti gli ultimi tre anni della scuola primaria, e la scuola secondaria di I e II grado con certificazione ai sensi della legge 170/2010.

I dati più significativi: il ritardo nelle diagnosi e le differenze territoriali

Il primo dato significativo riguarda il periodo scolastico in cui emergono i DSA: se alla scuola primaria le unità arrivano a 49.418, per la secondaria di I grado si salta a 112.210 e a 192.941 per la secondaria di II grado.

La seconda considerazione riguarda le notevoli differenze territoriali; nel biennio preso in esame le regioni del Nord Ovest registrano il maggior numero percentuale di certificazioni – 7,9% - seguite da quelle del centro e del Nord Est – 6,1% e 6,7%. Decisamente distante il Sud, dove la percentuale di studenti con diagnosi è ferma al 2,8%.

Per quanto riguarda quest'ultimo dato, si tratta con macroscopica evidenza di numeri che dovrebbero indurre ad una riflessione circa la capacità del SSN di supportare in maniera geograficamente omogenea le esigenze relative alle fasce deboli e la reale attuazione delle Leggi Regionali in questo ambito. Infatti là dove le direttive regionali consentono una adeguata rete di servizi (pubblici, convenzionati e/o accreditati) e campagne di screening funzionali e continuative, viene garantita una presa in carico soddisfacente, e le percentuali di soggetti individuati sono in linea con quanto previsto dalla letteratura scientifica. 

"La forte discrepanza tra le regioni italiane nelle diagnosi e il fatto che i DSA emergano solo alle scuole medie, se non più tardi, sono parte di una realtà ben nota a chi si occupa dei Disturbi Specifici dell’apprendimento – commenta la Presidente AID, Silvia Lanzafame – Il ritardo diagnostico rappresenta un problema enorme, perché significa che tanti bambini e bambine passano anni della loro vita scolastica senza comprendere le loro difficoltà, accumulando in troppi casi frustrazione, bassa autostima, senso di inadeguatezza."

In tal senso è evidente che una diagnosi tempestiva, auspicata più volte negli anni dal legislatore, oltre ad abbassare le componenti emotive, rende di certo più efficaci gli interventi migliorativi, sia nei potenziamenti a scuola che in adeguate terapie extrascolastiche.

L'aumento delle diagnosi: facciamo chiarezza

Ancora qualche dato emerge dal focus del MIM; uno riguarda le scuole a gestione non statale o paritarie, che si discostano, anche se di poco, dai numeri sopra esposti, con percentuali lievemente maggiori - tra il 7 e l’8% circa. Una variazione che potrebbe sottintendere il permanere del concetto di scuola privata come più protettiva verso bisogni educativi che richiedano particolari attenzioni.

Infine, la questione che anche di recente ha dato vita ad esternazioni e polemiche: il presunto aumento esponenziale delle diagnosi. In realtà, l’andamento storico segna un costante quanto limitato incremento dal 2010, anno in cui è stata emanata la legge 170. Il report del Ministero rende in grafica questo aumento - partendo dallo 0,90% dell’a.s.2010/2011 al 6% dell’a.s. 2022/2023 - che si assesta più o meno allo 0,5% in più ad anno.

Piuttosto che indicare una leggerezza a rilasciare certificazioni, il dato induce a pensare che la Legge e le successive Linee Guida abbiano sortito l’effetto desiderato, responsabilizzare e sensibilizzare scuola e famiglia sui disagi degli studenti, e unire i due fronti su un'unica missione comune, il successo formativo degli studenti. Probabilmente avrà inciso anche la costante azione dell’AID, che grazie ai volontari – docenti, professionisti, famiglie – conduce sul territorio nazionale capillari interventi di informazione e formazione.

Come già accaduto, invece, alla diffusione dei numeri è seguito un coro di voci - tanto autorevoli quanto poco fondate - circa una presunta medicalizzazione della scuola. "E se invece stessimo finalmente dando valore alle persone? – sostiene ancora la Presidente dell’AID – riconoscendo che ogni studente e ogni studentessa hanno caratteristiche uniche che vanno comprese e valorizzate?”, come anche sostenuto da Giacomo Stella, fondatore di AID, in questo video messaggio.

Del resto, ignorare i disturbi specifici dell’apprendimento – che va ribadito, sono una caratteristica neurobiologica e non una malattia – significa negare il diritto allo studio sancito dalla Costituzione Italiana, ed incrementare il fenomeno della dispersione scolastica troppo spesso apparentabile a rischio di devianza minorile.

"Sapere, conoscere e riconoscere le caratteristiche di ogni studente è una straordinaria opportunità per gli insegnanti – conclude la Presidente AID - perché permette loro di lavorare al meglio e di trasformare la scuola in quella comunità educante che dovrebbe essere. Una scuola dove nessuno si senta sbagliato, ed ogni bambina e bambino venga visto per ciò che è e ciò che può diventare, con il giusto supporto e con la consapevolezza che la loro caratteristica, se riconosciuta ed accolta, può diventare una risorsa."

Dati sugli studenti con DSA in Italia: un'analisi obiettiva

Per ulteriori approfondimenti si rimanda all’analisi obiettiva affidata da AID a Carlo di Pietrantonj, Dirigente Analista SSD Epidemiologia, promozione della salute e coordinamento attività di prevenzione Asl CN2 Alba-Bra, scaricabile dal link qui sotto.

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